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Bruno Caccia (1917 - 1983)

 
 
 

Nato a Cuneo 16 novembre 1917. Procuratore della Repubblica di Torino.

Bruno Caccia inizia la sua carriera in magistratura nel 1941 a Torino, dove svolge funzioni di sostituto procuratore. Nel 1964, si trasferisce ad Aosta. Nel 1967 fa ritorno nella Procura del capoluogo piemontese. Si occupa di eversione, piccola e grande criminalità e reati contro la pubblica amministrazione. Con Gian Carlo Caselli istruisce il primo processo al nucleo storico delle Brigate rosse. Nel 1980 diviene procuratore della Repubblica. A Palazzo di giustizia è un lavoratore infaticabile. Entra in ufficio alle otto di mattina e esce alle otto di sera, concedendosi una pausa all'ora di pranzo quando torna a casa. È un uomo semplice. Si concede qualche cena con i colleghi, il teatro e la passione per l'orto. Quando può va a Ceresole d'Alba, dove si trova la casa di famiglia. In quel luogo pensa di ritirarsi dopo la pensione. Con determinazione avvia indagini su un fenomeno allora poco noto, quello che investe la 'ndrangheta e i suoi affari illeciti. A Torino vivono appartenenti a famiglie malavitose che cercano di espandere i loro "codici e rituali antichi". Caccia non concede spazio e con fermezza mette sotto controllo i pusher siciliani che controllano le piazze, incarica la polizia di effettuare controlli nelle bische ed esattorie dei calabresi e, fatto ancor più pericoloso per la sua incolumità, comincia a effettuare controlli bancari. Per i clan calabresi, Caccia diventa una presenza sempre più ingombrante, un forte ostacolo alla realizzazione delle attività criminose. Il procuratore vive sotto scorta e ha a disposizione un'auto blindata. Ma in casa evita di parlare di lavoro e dispensa tranquillità alla famiglia. Non lascia trapelare preoccupazioni. Vive la casa come ambiente protetto, un porto di quiete. I suoi avversari lo pedinano da tempo e hanno compreso come e dove intervenire. Individuano tra le abitudini del magistrato un punto debole. Sebbene abbia la scorta, Caccia non rinuncia a una piccola libertà che si concede ogni sera quando scende di casa con il suo cane per portarlo ai giardinetti. E così fa anche la sera del suo omicidio.

Ucciso il 26 giugno 1983.