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La commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Sindona. Nota e indici sommari, a cura di Francesco M. Biscione (2018)

I guai per Sindona erano iniziati con il crack della Franklin Bank (1974), che aveva comportato una perdita di 40 milioni di dollari e la perdita della maggior parte delle banche acquisite da Sindona negli anni precedenti. L'8 ottobre 1974 la banca di Sindona fu dichiarata insolvente per frode e cattiva gestione e la magistratura milanese accusò Sindona di corruzione e bancarotta fraudolenta; il governo italiano aveva avanzato dunque nello stesso 1974 una richiesta di estradizione alla quale gli Stati Uniti nell’i mmediato non diedero corso.
Già nelle settimane successive all’o micidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli (11 luglio 1979), commissario liquidatore della sindoniana Banca privata italiana, era stata avanzata alla Camera la proposta di legge per l'istituzione una commissione parlamentare d'inchiesta su Michele Sindona. Nell'agosto 1979 Sindona, sotto processo negli Stati Uniti, si era reso latitante; aveva inscenato un falso rapimento da parte di terroristi di sinistra e stava rientrando clandestinamente in Italia in cerca di sostegni. Nel successivo ottobre Sindona tornò a New York, dove fu arrestato e condannato (aprile 1980) a 25 anni di carcere per frode, false dichiarazioni bancarie, appropriazione indebita di fondi bancari e altri reati.
Appariva ora chiaro che dietro la vicenda del bancarottiere vi fosse una ramificazione criminale di ampia portata, che coinvolgeva settori del crimine organizzato e che l’intera vicenda meritasse un approfondimento da parte del Parlamento, anche per le probabili ricadute in termini di corruzione e malaffare sullo stesso sistema politico italiano.

 

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