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La strage del rapido 904, di Alexander Höbel (2012)

L'Italia del 1984 è un Paese in cui il conflitto sociale e politico è ancora vivace. Al governo c'è il pentapartito guidato da Craxi, il cui decreto sulla scala mobile ha trovato la decisa opposizione di Pci e Cgil. Il quadro politico è incerto. Lo stesso Pci, alle elezioni europee di giugno, si posiziona come primo partito italiano, mentre la relazione Anselmi sulla Loggia P2 provoca le dimissioni del ministro Pietro Longo (Psdi). Dal canto suo, il giudice Felice Casson indaga su quella che sarà nota come Gladio, mentre il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, presieduto da Libero Gualtieri, denuncia una loro «gravissima degenerazione». Poco dopo, sono emessi mandati d'arresto per il generale Pietro Musumeci, accusato di depistaggio per la strage di Bologna, i colonnelli Giuseppe Belmonte e Secondo D'Eliseo e il faccendiere Francesco Pazienza. Ma sono soprattutto le rivelazioni di Tommaso Buscetta a fare rumore, ponendo le basi per ben 366 mandati di cattura per reati di mafia, emessi alla fine di settembre. Il 18 ottobre, la strage di piazza Scaffa è un nuovo segnale della violenza delle cosche.

La sera del 23 dicembre, alle 19.08, il treno rapido 904 proveniente da Napoli è squassato da un'esplosione violentissima mentre si trova nella Grande Galleria dell'Appennino, nei pressi della stazione di S. Benedetto Val di Sambro, vicino a dove dieci anni prima era avvenuta la strage dell'Italicus. 15 sono i morti, 267 i feriti; un sedicesimo viaggiatore perderà la vita di lì a poco. Lo scoppio è stato causato da una carica di esplosivo radiocomandata, posta su una griglia portabagagli mentre il treno era fermo a Firenze.

 

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