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La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia (2015)

 
 
 


Già quasi all'indomani della vicenda del rapimento, del sequestro e dell'omicidio di Aldo Moro (16 marzo - 9 maggio 1978) le forze politiche avevano avvertito la necessità di trovare un punto istituzionale nel quale confrontarsi e valutare i motivi (lontani e vicini) e le conseguenze di un dramma che aveva segnato irrimediabilmente e modificato non superficialmente la storia e il modo di essere del paese.
«La gravità della strage – è scritto nella relazione di maggioranza –, la gestione del sequestro dell'onorevole Moro, nel tentativo di costringerlo a rivelare importanti segreti di Stato o comunque a "collaborare"; la strategia di lacerazione di quel tessuto unitario che si era costruito tra le forze politiche con il contributo protagonista dell'eccezionale personalità di Moro, portata avanti attraverso dissidi tra i partiti e tensioni all'interno degli apparati; il contenuto delle lettere spedite dalla prigione ove lo statista si trovava presumibilmente in condizioni di valutare, sul piano della comunicazione orale o della visione di scritti, solo quello che i carcerieri volevano; il comportamento degli apparati di informazione e di quelli operativi, e le loro eventuali carenze e responsabilità; la stessa linea politica del Governo all'epoca, cui si addebitava di non avere fatto tutto quanto era possibile per ottenere la liberazione di Moro; le iniziative per ottenere tale liberazione ad opera dei partiti, di singoli esponenti politici e di istituzioni con compiti umanitari; infine l'ipotesi che la truce operazione potesse essere parte di un più vasto complotto ordito ed eseguito da un'organizzazione con ramificazioni internazionali, e addirittura con il “cervello” in altri paesi, e che servizi segreti stranieri potessero aver fornito guida o quanto meno appoggi: erano tutti elementi di tale rilevanza da imporre solleciti accertamenti e documentate conclusioni».
La conclusione anticipata della VII legislatura non permise che andassero in porto le proposte per una commissione d'inchiesta, già presentate ai primi del 1979, e solo dopo le elezioni del 3 giugno 1979 la Camera e il Senato ripresero le fila della discussione e approvarono (legge 23 novembre 1979, n. 597) l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia.
La legge istitutiva prevedeva un ristretto termine (otto mesi) per il compimento dell'inchiesta, ma l'insieme delle vicende politiche, procedurali e investigative rendevano necessaria una prima proroga (legge 4 settembre 1980, n. 542), che fissava il termine al 24 dicembre 1980, alla quale ne seguivano una seconda (legge 30 dicembre 1980, n. 892), che stabiliva il termine al 31 dicembre 1981, una terza (legge 6 gennaio 1982, n. 1) al 31 marzo 1982, e una quarta (legge 9 aprile 1982, n. 154) che fissava al 30 giugno 1983 il termine unico per la conclusione dell'inchiesta sul fenomeno complessivo del terrorismo. In questo modo la Commissione concludeva i lavori entro il termine dell'VIII legislatura.
La legge istitutiva prevedeva inoltre l'attribuzione alla Commissione degli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, e cioè tutti i poteri spettanti ad ogni tipo di giudice, abilitandola a utilizzare di volta in volta quelli più idonei al migliore svolgimento dell'inchiesta.
Ricevute da parte di tutti i gruppi politici le designazioni dei componenti (venti deputati e venti senatori), i presidenti delle Camere nominavano l'8 gennaio 1980 presidente della Commissione il deputato Oddo Biasini (del Partito repubblicano italiano), poi sostituito dal senatore Dante Schietroma (del Partito socialista democratico italiano) dall'aprile 1980 al giugno 1981, quindi dal senatore Mario Valiante (della Democrazia cristiana) dal luglio 1981 alla fine dei lavori.
Nei tre anni e mezzo di lavoro la Commissione ascoltò circa cento persone: tra questi uomini politici; responsabili della polizia, dei carabinieri, dei servizi segreti, della guardia di finanza; familiari, collaboratori e amici di Moro; alcuni imputati per terrorismo e altre persone in grado di descrivere aspetti rilevanti della drammatica vicenda.
La relazione conclusiva era approvata a maggioranza il 28 giugno 1983. Altre relazioni furono presentate da parlamentari del Partito socialista italiano, del Movimento sociale italiano - Destra nazionale, del Partito radicale, del Partito liberale italiano, della Sinistra indipendente del Senato.
Gli atti pubblicati dalla Commissione documentano l'attività della stessa (le relazioni nei primi due volumi e i lavori e le audizioni nei volumi dal 3° all'11°) e costituiscono un'imponente raccolta di documenti giudiziari per la comprensione del sequestro Moro e del terrorismo in Italia.
 

I documenti giudiziari in Fonti Italia repubblicana