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Omicidio di Carmelo Jaconis, 17 settembre 1971

 

A Reggio Calabria, in occasione dell'anniversario della morte di Campanella, seconda vittima civile della rivolta, furono svolte alcune manifestazioni commemorative, tra cui un corteo che mosse dal rione Pescatori alla volta di corso Garibaldi. Gli scontri avvennero in gran parte sul ponte Calopinace, nel luogo in cui per molti mesi si era attestato uno dei fronti più accesi della guerriglia: centinaia di dimostranti, per lo più giovanissimi, contro agenti di Ps e Carabinieri. Durante il tentativo di rimuovere una barricata per mezzo di un idrante, si udirono gli spari che colpirono un giovane passante Carmelo Jaconis, catanzarese di 25 anni, barista, quinta vittima della rivolta, la terza tra i civili. Sin dall'inizio la questura mostrò la certezza che a sparare fossero stati i dimostranti, considerata la posizione della vittima – dietro il contingente di poliziotti e carabinieri – e il fatto che l'autopsia sulla salma di Jaconis accertò che il proiettile non era riconducibile a un'arma in dotazione alle forze dell'ordine. In particolare, fu ritenuta responsabile l'organizzazione della destra extraparlamentare Avanguardia nazionale, sebbene i neofascisti proclamassero la loro estraneità. La dinamica e le responsabilità non furono ulteriormente chiarite.