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Omicidio di Angelo Campanella, 19 settembre 1970

Il 17 settembre 1970, a Reggio Calabria, durante l'ennesima serie di giornate di sciopero generale per il capoluogo, dalla mattinata si verificarono senza sosta scontri tra dimostranti e forze dell'ordine. Nel pomeriggio, vicino al ponte Calopinace, fu tentato l'attacco con bottiglie incendiarie al deposito locomotive, dove erano barricati poliziotti e carabinieri. Furono esplosi colpi di arma da fuoco da entrambi le parti e un militare dell'Arma colpì a morte Angelo Campanella, reggino di 43 anni, conducente di autobus, seconda vittima civile della rivolta. A parte quest'unico caso, nell'arco dell'intera protesta per il capoluogo, la polizia limitò l'uso delle armi da fuoco a una funzione dissuasiva, anche quando le offensive dei dimostranti furono più cruente e furono utilizzate le armi. La procura della Repubblica aprì un'inchiesta, formalizzata come omicidio contro ignoti e conclusa senza l'individuazione di responsabili.
Dopo la morte di Campanella, furono svaligiate alcune armerie e presi d'assalto il tribunale e la questura. Anche in questo caso, come il 18 luglio 1970, il questore Santillo allentò la tensione dando l'ordine di non reagire, ma ciò non valse a impedire che Vincenzo Curigliano, vibonese di 47 anni, brigadiere di pubblica sicurezza, morisse durante gli incidenti a causa di un collasso cardiocircolatorio. Curigliano fu la prima vittima tra le forze dell'ordine.