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La strage di Primavalle, 16 aprile 1973

La notte del 16 aprile 1973 alcuni individui versarono del liquido infiammabile sul pianerottolo antistante l'appartamento di Mario Mattei, segretario della sezione del Movimento sociale italiano di Primavalle. Divampò un incendio che distrusse rapidamente l'abitazione. Mentre alcuni familiari riuscirono a porsi in salvo, due dei figli del Mattei - Virgilio di 22 anni e Stefano di 10 - morirono carbonizzati.
Le indagini si orientarono sulla sinistra extraparlamentare e vennero indagati militanti di Potere operaio.
Dalla stampa di estrema sinistra fu predisposta una falsa pista volta ad accreditare all'origine dell'attentato una faida interna alla destra. Gli imputati furono dapprima assolti per insufficienza di prove. In seguito furono condannati, pur se per reati meno gravi (incendio doloso e omicidio colposo) di quello di strage originariamente contestato. La prima assoluzione consentì agli imputati di fuggire all'estero, ottenendo, alla fine, che la pena inflitta fosse dichiarata prescritta.
Per accertare le coperture e gli appoggi logistici di cui gli imputati poterono fruire furono aperti separati procedimenti. In occasione della celebrazione del processo di primo grado (28 febbraio 1975) si verificarono gravissimi scontri fra estremisti di destra e di sinistra, nel corso dei quali fu ucciso lo studente greco Mikaeli (Mikis) Mantakas.