Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

 
Servizio Archivistico Nazionale
 

Rete degli archivi 'per non dimenticare'

 
cerca nel portale
 

Omicidio di Giovanni D'Alfonso, 5 giugno 1975

Il 5 giugno 1975 l'appuntato Giovanni D'Alfonso partecipò, con un ufficiale e un sottufficiale dell'Arma, a un rischioso servizio diretto a individuare il luogo di detenzione di un noto industriale sequestrato il giorno prima. Nel corso di un controllo a un casolare in Arzello di Melazzo (AL) - all'interno del quale era sospettata la presenza di malviventi - la pattuglia di cui faceva parte subì una violenta aggressione armata da parte di due terroristi che, dopo aver gravemente mutilato l'ufficiale e seriamente ferito il sottufficiale con il lancio di bombe a mano, tentarono di coprirsi la fuga sparando all'impazzata. Pur se già colpito alle gambe dalle schegge di uno degli ordigni esplosi, D'Alfonso riuscì egualmente a sbarrare la strada ai criminali, affrontandoli in un conflitto a fuoco. Lo raggiunsero più proiettili, ma continuò a far fuoco fino all'esaurimento delle munizioni, riuscendo a ferire uno degli aggressori. Grazie al suo valoroso comportamento, l'operazione poté concludersi con l'uccisione di una terrorista - appartenente alle Brigate rosse - e con la liberazione dell'ostaggio. Morì qualche giorno dopo (l'11 giugno). I terroristi autori del sequestro, dell'omicidio di Giovanni D'Alfonso e del gravissimo ferimento dell'ufficiale che dirigeva il servizio sono stati individuati e condannati. Si accerterà che essi e la terrorista uccisa erano stati tra i "fondatori" delle Brigate rosse. La morte della terrorista sarà richiamata in un comunicato contenente anche il preannuncio di future, sanguinose "operazioni rivoluzionarie".