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Omicidio di Bianca Daller, 16 dicembre 1976

Alle 19 circa del 16 dicembre 1976, a Brescia, città già colpita dalla strage di piazza della Loggia, nei pressi di una delle colonne del portico di piazzale Arnaldo da Brescia, scoppiò un ordigno, confezionato con esplosivo da mina racchiuso in una pentola a pressione nascosta in una borsa. Le schegge, proiettate nel raggio di cento metri, colpirono numerose persone, causando la morte di una di esse, l'insegnante Bianca Daller, e il ferimento di un'altra decina. L'attentato non venne rivendicato. Per esso saranno processati e condannati appartenenti alla criminalità comune. Durante le indagini questi - pur se con dichiarazioni più volte ritrattate - avevano sostenuto che l'episodio aveva avuto un movente politico-terroristico. La finalità di terrorismo, esclusa nel processo di primo grado, venne riconosciuta in sede di appello. La Corte osservò che «il movente politico-terroristico indicato» da uno degli imputati «("Mi fu detto di porre l'ordigno in una zona di traffico [...] il loro obiettivo era di gettare terrore a Brescia") [...] era l'unico che offriva una chiave di lettura accettabile dell'attentato». Esso, a giudizio della Corte, si inseriva «nel contesto della famigerata strategia della tensione, che, a partire dall'anno 1969, seminando bombe e terrore, ha insanguinato l'Italia e tentato di destabilizzare le istituzioni».